Oggi tutti, dai bambini agli adulti, dagli anziani agli adolescenti, abbiamo uno smartphone, uno strumento che è diventato indispensabile.
Ma davvero non si riuscirebbe più a vivere senza questo dispositivo?
I nostri nonni ne erano sprovvisti, non conoscevano Internet e sostengono che, proprio per questo motivo, si viveva meglio ai loro tempi.
Al giorno d’oggi i giovani trascorrono dalle 3 alle 6 ore con la testa china sullo smartphone, senza rendersi conto dei danni che ciò può provocare.
Per esempio, guardare troppo a lungo il cellulare può causare danni alla vista; spesso poi i ragazzi si dedicano ai videogiochi sul telefono o si collegano ai social network durante le ore notturne, togliendo tempo al sonno ristoratore. Persino i pediatri hanno lanciato un grido d’allarme, perché anche i bambini ormai non si staccano più dallo smartphone.
Addirittura gli scienziati parlano di una nuova malattia: la nomofobia, la dipendenza dal telefono. Si tratta della paura eccessiva di essere separati dal proprio cellulare o di non avere accesso ad Internet attraverso il proprio smartphone. I sintomi sono ansia, irritabilità, panico, difficoltà di concentrazione e problemi nei rapporti interpersonali, perché tutta l’attenzione è concentrata solo sul telefono. La nomofobia infatti è spesso legata alla dipendenza dai social media e coloro che ne sono affetti preferiscono ignorare gli impegni della vita reale a causa dell’uso compulsivo dei social.
Certo, la tecnologia ha migliorato la nostra vita, lo smartphone ci consente di essere sempre aggiornati, di orientarci quando siamo in un luogo che non conosciamo, di chiedere aiuto se abbiamo un problema, ma dobbiamo ricordarci che è uno strumento al nostro servizio e che non ne dobbiamo diventare dipendenti. In questo modo saremo più aperti verso gli altri, potremo concentrarci di più sui nostri sogni e impiegare le nostre forze per raggiungere obiettivi reali e trascorrere così una adolescenza bella, allegra, da vivere in compagnia di amici sinceri.
Lascia una risposta