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Donne e lavoro: una sfida ancora aperta!

Immagine in evidenza di Gabriele Cataldi

La questione femminile nel mondo del lavoro continua a rappresentare una delle sfide più significative per l’Italia e per molte altre nazioni. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, esistono ancora notevoli disuguaglianze tra uomini e donne, disuguaglianze che influenzano non solo la condizione economica e professionale femminile, ma anche la crescita complessiva del Paese. La partecipazione delle donne al mercato del lavoro italiano è ancora notevolmente inferiore rispetto a quella degli uomini: infatti il tasso di occupazione femminile si attesta, secondo i dati ISTAT del secondo trimestre 2024, al 53,5%, uno dei più bassi d’Europa (“Nel 2024 cresce l’occupazione femminile in Italia”, in www.enfeanews.it.)

Il divario di genere non riguarda solo la quantità di donne che lavorano, ma anche la qualità delle loro esperienze professionali. Il lavoro femminile è spesso meno qualificato, meno retribuito e a tempo determinato. Inoltre la disparità salariale continua a essere una realtà: a cinque anni dalla laurea, le donne guadagnano mediamente il 12,6% in meno rispetto agli uomini, nonostante abbiano conseguito migliori performance durante il percorso di studi (dati tratti dal Focus Gender Gap 2025 di AlmaLaurea in “Gender Gap, focus sul divario tra uomini e donne”, www.lidentita.it). Infine le donne italiane sono spesso costrette a scegliere tra carriera e famiglia, un dilemma che diventa particolarmente gravoso in presenza di figli o familiari da accudire. Molte donne italiane non lavorano per occuparsi delle responsabilità di cura: infatti sono soprattutto le donne a sacrificare la propria carriera, peraltro già penalizzata, per rispondere alle esigenze familiari. Questo fenomeno è ulteriormente accentuato dalla scarsità di strutture di supporto, come gli asili nido.

La pandemia ha aggravato il divario di genere: come è confermato dai dati ISTAT, vi è stata una perdita massiccia di posti di lavoro per le donne. Nel 2020 tre quarti dei 444 mila posti di lavoro persi erano occupati da donne, mentre la chiusura delle scuole e le misure di quarantena hanno aumentato il carico di lavoro domestico e familiare che è ricaduto soprattutto sulle spalle femminili.

La mancata valorizzazione del potenziale femminile rappresenta uno spreco significativo di risorse e competenze. Le donne sono oggi il 60% dei laureati in Italia e dimostrano ottime performance accademiche e professionali. Tuttavia, una volta entrate nel mondo del lavoro, molte di loro si trovano a dover affrontare ostacoli che ne limitano il pieno sviluppo professionale. Se le donne fossero messe nelle condizioni di lavorare alla pari degli uomini, il PIL italiano potrebbe beneficiare di 88 miliardi di euro, secondo alcune stime dell’associazione Valore D.

Nonostante i problemi ancora presenti, ci sono però segnali positivi. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) include tra i suoi obiettivi la riduzione del divario di genere nel mercato del lavoro, puntando su politiche che favoriscano l’occupazione femminile e promuovano una maggiore inclusività.

Superare le disuguaglianze di genere e investire sulle donne non è solo una questione di giustizia sociale, una necessità etica, ma anche un imperativo economico, una mossa strategica per garantire la crescita sostenibile e il rilancio dell’economia del Paese. La questione femminile nel mondo del lavoro riguarda tutti, non solo le donne. Se l’Italia riuscirà a eliminare le disparità tra il mondo del lavoro maschile e quello femminile, potrà finalmente liberare il potenziale inespresso di metà della sua popolazione, generando benefici a lungo termine per l’intera nazione.

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