MAGAZINE DIGITALE "Einaudi-Pareto"

ATTUALITA', RIFLESSIONI

Diversamente uguali: la società di oggi

Immagine in evidenza di Gregorio Davì

Alba è una neonata affetta da sindrome di Down che, dopo essere venuta al mondo, non è stata riconosciuta dalla madre. Luca è un uomo single, omosessuale, che desiderava diventare genitore. Nel momento in cui ha conosciuto Alba, è scattata una scintilla magica. Oggi Alba ha sette anni e Luca è orgogliosamente il suo papà. La loro storia è diventata nota grazie ai mezzi di comunicazione, in particolare ai social, che Luca – oggi assessore al Welfare del Comune di Napoli – ha saputo utilizzare per raccontare la loro quotidianità, tra difficoltà e soddisfazioni. “Alba non è stata una scelta di serie B”, dichiara Luca. “Essendo omosessuale, potevo accedere solo ai registri per l’affido di bambini con disabilità, ma è stata una scelta consapevole, perché per me la disabilità equivale a possedere un’opportunità in più”. Il suo gesto, considerato eroico dall’opinione pubblica, è in realtà un atto di puro amore e consapevolezza. Luca ci insegna che la disabilità non deve essere affrontata come un problema e che le persone con disabilità non devono essere viste come “diverse”. La visione di una vita imperfetta, faticosa e difficile non significa che essa non possa essere piena di gioia. Alba, grazie all’amore di Luca, ha tutte le possibilità di crescere e, da adulta, di fare il lavoro che più le piace, diventando indipendente e autonoma.  Questa storia d’amore autentica dimostra che nessuno può stabilire cosa sia normale e cosa no. È proprio grazie alle nostre peculiarità che siamo unici e che si può essere felici anche con un figlio con la sindrome di Down.                                                                                                                        

La disabilità è un mistero. Può sembrare un’affermazione insolita, che rimanda a qualcosa di sconosciuto e fuori dal nostro controllo, ma al tempo stesso cela una magia, aprendo nuove possibilità. La disabilità fa paura, è inutile negarlo, e in molti casi provoca fastidio, lo stesso fastidio che si prova di fronte a ciò per cui non abbiamo una risposta certa. Ma se la vera sfida fosse proprio iniziare a pensare che la disabilità possa rappresentare un’opportunità per adottare un altro punto di vista? Un’occasione per vivere, sentire e osservare il mondo con occhi nuovi?      Non è mettendosi nei panni dell’altro che si raggiunge la comprensione, ma accettandolo nella sua diversità. La diversità, in ogni sua forma, ancora oggi impressiona e sconcerta, tanto da spingere spesso al distanziamento. Ma senza conoscenza, contatto e vicinanza non può esserci superamento della distanza. Ciò che è diverso, soprattutto nella quotidianità, viene percepito come inadeguato, ma se gli altri sono diversi ai nostri occhi, anche noi siamo diversi ai loro!   Si può essere diversi per aspetto fisico, carattere, capacità, talento, ma anche per estrazione sociale, condizioni economiche e opportunità. Parlare di diversità apre un’altra riflessione: quella sulla discriminazione. Discriminare chi è diverso, soprattutto se si trova in una condizione di bisogno, è una reazione umana frequente. Davanti alla paura, spesso si reagisce negativamente, rifiutando ciò che si percepisce come un pericolo.  Gli immigrati, gli omosessuali, le persone con malattie mentali, i portatori di handicap e, in generale, tutti coloro che non rientrano in determinati schemi vengono spesso esclusi ed emarginati dalla società. È frequente, tra gli adolescenti, considerare “sfigato” chi non imbroglia, chi non veste alla moda, chi non segue il gruppo. Nella storia dell’umanità, la diversità è stata spesso trattata con sospetto, ma è proprio da essa che sono nate le maggiori innovazioni culturali e sociali.

La diversità è colore, cultura, ricchezza, scambio, crescita. Il primo passo per integrare davvero la diversità è smettere di considerarla un elemento da tollerare e iniziare a proteggerla come un bene prezioso. La diversità tra gli esseri umani è un’opportunità di crescita e arricchimento. Se fossimo tutti uguali, non potremmo interrogarci sulle nostre differenze alimentari, sui nostri credo religiosi e sulle nostre tradizioni. Uno dei modi migliori per scoprire e comprendere le diversità è viaggiare. Conoscere persone di etnie diverse apre a nuovi stimoli e opportunità di scoperta. Per questo, i ragazzi che crescono in classi multiculturali hanno maggiori occasioni di crescita e diventano persone più flessibili, capaci di accettare gli altri.

Immaginiamo un pianeta in cui tutti abbiano le stesse caratteristiche, lo stesso aspetto, la stessa lingua, gli stessi gusti e la stessa professione. Sarebbe un mondo meccanico, noioso e monotono. La natura stessa vive grazie alla biodiversità!   Personalmente, vivo ogni giorno esperienze di integrazione.

L’istituto che frequento, l’Einaudi-Pareto, è un esempio concreto di inclusione, tolleranza e condivisione. È un luogo in cui i “diversamente uguali” si mescolano con i cosiddetti “normali” in un connubio vincente di crescita ed evoluzione personale.  Nella nostra scuola, la parola d’ordine è rispetto: un rispetto che assottiglia le pareti delle aule e crea un’atmosfera familiare e accogliente. Fin dall’ingresso, si respira un’aria di accettazione e amicizia. Chiunque entri viene accolto con un sorriso e una stretta di mano. A scuola impariamo a relazionarci con i nostri compagni più fragili, che sono inclusi in ogni attività, scolastica ed extrascolastica, diventando protagonisti di un “noi” talmente naturale e autentico da cancellare ogni diversità.  In questo “noi”, tutti siamo parte indispensabile, insieme ai professori, di un’umanità straordinaria ed emozionante. È una lezione di vita che porterò sempre con me, il tesoro più prezioso che questi cinque anni di scuola mi hanno donato.  L’insegnamento più importante che ho appreso è che gli altri ci arricchiscono nel momento in cui usciamo dal nostro “io” per costruire un “noi insieme”, capace di superare qualsiasi ostacolo, barriera o pregiudizio.                                                           

“Il volto di Dio comincia dal volto dell’altro”, sosteneva il filosofo francese Emmanuel Levinas. Il mondo è davvero mio nella misura in cui posso condividerlo con gli altri, nessuno escluso.

di G. Davì

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