Secondo il pensiero comune, le donne non hanno attitudine per le discipline STEM (science, technology, engineering and mathematics) ed effettivamente nella storia delle Scienze il mondo femminile sembra quasi del tutto assente. In realtà studi recenti di storici e storiche tenaci hanno dimostrato che le donne hanno da sempre contribuito al progresso scientifico, anche se il loro apporto è stato spesso misconosciuto. Solo coloro che erano mogli o sorelle di importanti studiosi sono ricordate (come, ad esempio, Marie Curie, prima donna a ricevere il premio Nobel per la fisica grazie al lavoro di ricerca svolto insieme con il marito Pierre Curie), le altre sono diventate invisibili, facilitando in questo modo, come sottolinea la giornalista Flavia Marcacci, “la visibilità di uomini che non raramente rubarono loro idee importanti: sono noti i casi di Lise Meitner non convocata per ricevere il Nobel per la fissione nucleare, destinato al collega Otto Hahn, o Rosalind Franklin, che fotografò per prima l’elica del Dna sebbene Watson e Crick non la menzionarono mai esplicitamente. Al contrario, laddove nel passato la collaborazione professionale era stata supportata da affetto e rispetto, le donne venivano menzionate eccome” (F.MARCACCI, “Capire la scienza non è un fatto di genere”, in www.avvenire.it – https://www.avvenire.it/agora/pagine/capire-la-scienza-non-e-fatto-di-genere).
Questa invisibilità del genere femminile nel mondo scientifico ha tenuto le ragazze lontano dallo studio delle STEM, perché sembrava che solo poche donne eccezionali avessero le capacità necessarie per dedicarsi a tali discipline.
Oggi per fortuna la nostra società sta cambiando, pochi pensano ancora che esistano studi adatti anche per le donne ed altri appropriati solo per gli uomini. Anzi sono ormai molti i laboratori, gli osservatori e le startup più innovative che vengono arricchiti dall’intelligenza e dalla creatività femminile.
D’altronde molte donne hanno già dimostrato il loro valore, dando un contributo straordinario al progresso scientifico. Per esempio, Margherita Hack, grazie alla sua passione per l’astronomia, ha mostrato a tutti la bellezza dell’universo e l’importanza della ricerca scientifica; Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina, con le sue scoperte ha aperto nuovi orizzonti nello studio del sistema nervoso e ha lasciato un segno indelebile nella scienza; Samantha Cristoforetti, conosciuta affettuosamente come “Astrosamantha”, è diventata una figura di riferimento per le ragazze che sognano di esplorare lo spazio; Fabiola Gianotti, prima donna direttrice del CERN, uno dei più importanti centri di ricerca scientifica del mondo, ha contribuito alla scoperta del bosone di Higgs il cui studio “è una priorità per progredire nella nostra comprensione della fisica fondamentale e dell’Universo”, come ha affermato la stessa scienziata in un’intervista rilasciata al “Corriere della Sera” (MASSIMO SIDERI, “Fabiola Gianotti: «Ho scoperto la fisica grazie a una biografia di Marie Curie letta da bambina. Il bosone di Higgs? Come un concerto rock»” in www.corriere.it). Anche durante la recente pandemia da COVID-19 molte donne sono state in prima linea nella ricerca di un vaccino e nello sviluppo di nuove terapie, come l’immunologa Antonella Viola e la virologa Ilaria Capua che sono diventate volti noti nelle trasmissioni televisive, rappresentando l’unica presenza femminile nel mondo dell’informazione caratterizzato dal predominio maschile. La loro visibilità ha comunque giocato un ruolo chiave nel cambiare la narrazione sulla scienza e sul contributo delle donne in questo campo.
Nonostante questi esempi positivi, il percorso per raggiungere una piena parità è ancora lungo. Le disuguaglianze sono ancora evidenti, soprattutto ai vertici delle istituzioni scientifiche e in settori come l’ingegneria e l’informatica. È come se ci fosse una porta socchiusa, ma non del tutto aperta. Tuttavia sempre più università e istituzioni stanno investendo in programmi per sostenere le giovani ricercatrici, offrendo borse di studio, mentorship e opportunità di networking. Inoltre, gli organismi internazionali, come l’UNESCO e l’ONU, stanno mettendo in atto politiche per combattere il gender gap nel mondo della scienza, promuovendo l’accesso delle donne a risorse educative e professionali, aumentando la visibilità delle scienziate e incentivando la creazione di reti globali di supporto.
D’altronde la presenza di più donne nel mondo della scienza non può che esser un fattore positivo: innanzitutto perché comunque la curiosità, la creatività e la passione non hanno genere e poi perché le donne portano con sé un modo diverso di fare ricerca, più collaborativo, interdisciplinare e attento alle implicazioni sociali della scienza, tutti elementi che consentono di svolgere qualunque lavoro in modo efficace.
Ecco perché oggi, 11 febbraio, si celebra la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza: un’ottima occasione per riflettere sull’importanza della parità di genere in questo campo e per celebrare le conquiste delle donne nella scienza, con la speranza che un giorno non ci siano più né barriere né pregiudizi, ma solo opportunità per tutte e tutti.
Lascia una risposta